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maximilian

giornata 1410

"TOI,TOI!Ô TOI...."& moa! - Le 05-01-2008 à 06:42
 

O BELLA CIAO

GIORNATA 1410

***Je ne sais qui tu es, je sais juste que...
&&&J'ATTENDS TON APPEL.
***UN DIALOGO PAZZESCO.
¤¤¤...il suo cazzone steso su un panno bianco.




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citazioni-CITABILI:CITAZIONI-CITABILI:citazioni-citabili:
"ALORS QUE TON MARI AVAIT LE DOS TOURNé...
DéSIR. Ton regard profond, le désir monte [ndlr:MA non
è IL DESIDERIO che monta, ma IL CAZZO!,sveglia ragazzo!].
Tes sourires en coin alors que ton mari tournait le dos.
Métro ligne 4, 10h22, un samedi, je décolle.
Notre petit jeu discret a mis le feu à mon imaginaire
débridé. Je ne sais qui tu es, je sais juste que
celui qui t'accompagne DOIT S'INQUIETER... J'ai
glissé ma carte de visite dans ton trench avant que tu
descendes. J'ATTENDS TON APPEL. [Pierre-Marie]"
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FAVOLE GROTTESCHE/libro secondo.
UN DIALOGO PAZZESCO.
"Ognuno ha il SUO feticcio, stella mia, mi credi?"
***
"La sgarzuola..."disse Antiféo, ch'era perfessore di perfumeria ma
lupo della Sila di religione -pur se aveva trascorso gran parte
della sua esistenza "all'estero", sulla foce del sacro fiume
Tagliamento.
"LA RAGAZZUOLA, la fanciulla, la ragazza, la bambinotta, la
signorina..."preciso' paziente, nel suo strabiliante accento
da straniera euro-orientale, la dottoressa Eldemira-Ludmilla,
oca grigia venuta dalla nordica/patagonica Rutenia, attirata
dalle azzurre-verderame acque del mare Adriatico e dai bei
guadagni -e che aveva il suo laboratorio chimico-medicamentoso
in quei luoghi strani, mitici e perfino inesistenti.
"LA SGARZUOLA, la pupattola, la slicchignina m'ha lasciato
questo "bel ricordo", questo pessimo "souvenir", ecco..."
insisteva comunque il lupo che non amava chiamare "la cosa" col
suo nome e dire S.M.T. o malattia venerea neppure, ch'era -il
lupo- bell'uomo a prima vista, ma in quel momento un pochettin
perplesso e dall'aria stanca, dai tratti del viso tirati.
Era un bel giorno di sole come succede spesso da quelle parti
-fatto di cui nessuno si lamenta, che si sappia...-: un'allodola,
mantenendosi prudente fuori dal tiro delle schioppe, girava là
in alto cantando le sue storie meste e insulse per chi volesse
ben ascoltarle. Quasi nessuno. Ma i nostri due specialisti, in
chiacchiere la seguivano con solluchero dalla veranda del
laboratorio, mentre la pinguina disperata volava frenetica,
restando sempre sul posto, surplace, là sopra e si sollazzava
nell'esternare le sue segrete angosce. Tristi come un'allodola,
le angosce.
La dottoressa amava far passare la visita sulla veranda tutta in
vetrata ai suoi clienti rinomati, bevendo un buon bianchetto
mica male e parlando, a seconda, di questo o di quello. Fuori,
oltre i vetri chiarissimi, alberi barocchi d'ogni sorta
infestavano i bordi del fiume. Era un settembre, sul finire.
Il lupo, seduto, aveva il suo cazzone steso su un panno bianco.
Segue:
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